Il castello, eretto nella seconda metà del Duecento dai Signori de Merniga (Marling), ministeriali dei conti di Tirolo dal XII secolo, i quali da esso acquisirono la denominazione di Lebenberg (Berg = montagna e Löwe = leone, presente nel loro stemma), era costituito dal possente mastio e dal palazzo, circondati da una irregolare cortina muraria, che difendeva i lati est e sud. Il mastio sorge nel punto più alto, in prossimità dell’ingresso a monte; a pianta trapezoidale con i muri di 2 m. di spessore, esso è diviso in cinque piani di cui quelli superiori hanno strette feritoie strombate, sostituite nel piano alto in epoca posteriore da finestre quadrate. Il coronamento a merli era completato da un tetto a piramide non più esistente. Il palazzo, originariamente a forma di torre, fu rinnovato e ampliato più volte nel corso della seconda metà del XV e del XVII secolo, quando già il castello era passato ai Fuchs von Fuchsenberg (1426), che lo ebbero in proprietà fino al 1832.
Ad un livello inferiore rispetto al mastio e al palazzo, collegati attraverso una piccola corte, sorsero nel tempo numerose costruzioni di varia destinazione, che costituiscono nel loro complesso un insieme assai suggestivo. Negli edifici del cosiddetto palazzo inferiore, costruiti nel XVI-XVII secolo, separati dal palazzo più antico da un secondo cortile, alcune stanze sono decorate con stucchi e stemmi affrescati dei Signori von Lebenberg e Fuchs e delle famiglie imparentate con questi ultimi. Nella cosiddetta “Sala dei cavalieri” l’albero genealogico dei Fuchs ha dimensioni straordinarie (3,05 m x 3,15 m) e rappresenta ben 270 ritratti: a mezzo busto gli adulti, a figura intera i bambini e a seguire i castelli di proprietà dei Fuchs, ossia Lebenberg, Castel Appiano, Freudenstein e Kufstein. Va fatto notare che stranamente il castello non appare nella raccolta dei disegni che compongono il Codice Brandis, la più antica rappresentazione icononografica dei castelli della Contea principesca del Tirolo.
Nel primo cortile, orientata come di consueto ad est, sorge la cappella, forse già eretta nel XIV secolo, consacrata a Santo Stefano, originariamente isolata, ricostruita nel XVI e rinnovata nel XIX secolo. I soffitti della navata e del coro sono voltati a nido d’ape, sottolineati da eleganti nervature e dipinti con stemmi d’alleanza dei Fuchs. Il pontile della cantoria è sorretto da un pilastro a base quadrata e da due arcate a tutto sesto. La balaustra è in pietra decorata a traforo. La pala d’altare è stata eseguita intorno al 1650 dal tedesco Georg Aichele di Ottobeuren, autore anche dell’albero genealogico dei conti Fuchs, presso i quali il pittore viveva svolgendo anche l’attività di amministratore. Il castello, che vanta un invidiabile stato di conservazione, assai curato dall’attuale proprietario, erede di Adrian Abraham van Rossem, che l’acquistò nel 1924, conta un interessante mobilio di epoca gotica.

