Alessandro Baccin

Alessandro Baccin è autore di opere dedicate alla storia del Trentino Alto Adige/Südtirol e si considera un instancabile esploratore del territorio in cui abita. Fra le opere pubblicate vanno ricordate  Il mistero dell’Uomo venuto dal ghiaccio, un racconto interattivo per le scuole medie insignito del Premio d’onore Möbius di Lugano nel 2004 e del certificato di qualità didattica Endire, “Merano: guida alla città sconosciuta” (casa editrice Tangram, 2005) e diversi saggi contenuti nella trilogia de Il Codice Brandis, dedicata alla storia dei castelli presenti in Alto Adige (case editrici Athesia, Curcu & Genovese e Osiride) e pubblicata anche in lingua tedesca.

Ideatore e conduttore del progetto culturale  Itinera: viaggi nella storia e nell’archeologia dell’Alto Adige/Südtirol dell’Associazione Tangram di Merano, dal 2024 scrive saggi per l’archivio online Historiae intra Montes.

Gran parte delle conferenze e visite culturali condotte da Alessandro Baccin sono consultabili sui principali media internazionali e sul sito www.tangram.it

Contatti: alebazzin@gmail.com

Il 19 settembre 1991 una coppia di turisti tedeschi, al rientro da un’escursione, decise di abbandonare le indicazioni del sentiero e di prendere una scorciatoia per abbreviare la via verso il rifugio Similaun in alta Val Senales. Poco dopo notarono che da una buca di ghiaccio spuntava la nuca di un cadavere e quando giunsero al rifugio segnalarono il fatto al gestore senza immaginare che da quel momento sarebbero divenuti gli autori della più importante scoperta archeologica del Novecento: il corpo mummificato di un uomo del Neolitico, completo di vestiario, attrezzatura e armi di vario genere, fra cui un’ascia di rame. Tutto perfettamente conservato.

 

Il ritrovamento di Ötzi, così venne chiamata affettuosamente la mummia, aveva sollevato subito un problema: il reperto archeologico si trovava all’interno del confine italiano o era in territorio austriaco? Il luogo, infatti, era al di là dello spartiacque alpino, sul crinale austriaco, ma l’interpretazione del tracciato dei confine era incerta per cui i due Stati ricorsero alle misurazioni ufficiali con le apparecchiature più moderne. Si scoprì così che per motivi di strategia militare, al termine della Prima Guerra Mondiale, il confine italiano era stato tracciato seguendo lo spartiacque della catena montuosa, ma con alcuni “triangoli” di territorio italiano inseriti all’interno del territorio austriaco per consentire così, in caso di ripresa della guerra, il posizionamento di armi pesanti dei due eserciti alla stessa quota.
Che strano destino quello di Ötzi: morire colpito alle spalle da un nemico e aprire migliaia di anni dopo un caso diplomatico!