ANTICHE VIE DI COMUNICAZIONE DELLE ALPI
Attorno a 15.000
anni fa gruppi di cacciatori provenienti dalla Valpadana si erano spinti in
profondità nelle valli alpine, approfittando del cambiamento climatico che
aveva visto un graduale ritiro dei ghiacciai e una folta estensione collinare
della vegetazione. La presenza di una ricca fauna, in particolare cervi,
stambecchi, camosci, ma anche di carnivori pericolosi come gli orsi, aveva
attratto i primi sapiens che preferivano fermarsi nelle zone di caccia solo per
i periodi estivi così da poter raccogliere grandi riserve di carne essiccata e
pelli da portare ai propri villaggi prima dell’arrivo delle stagioni fredde. La
loro presenza è stata documentata dai rinvenimenti di punte di selce, oggetti
lavorati in osso e ciottoli dipinti in ocra come i reperti rinvenuti nel Riparo
Dalmeri, in Valsugana e risalenti a 13.000 anni fa, possono testimoniare. La
caccia ad alta quota rendeva più facile la cattura delle prede in quanto i
sapiens potevano sfruttare a proprio vantaggio anche la morfologia del terreno;
nei punti più esposti delle montagne questi primi cacciatori, armati di arco e
lance, spingevano le prede verso i precipizi, causandone la caduta verso il
fondovalle dove altri cacciatori rimanevano in attesa e provvedevano a
raccogliere e selezionare le carcasse degli animali precipitati. Il passaggio
continuo e frequente di gruppi di cacciatori portò col passare dei millenni
alla creazione di una fitta serie di sentieri in grado di collegare i pendii di
mezzacosta con le quote più elevate in modo sempre più sicuro e agevole. Il
fondovalle veniva evitato a causa della presenza di vaste paludi, di zone
soggette ad alluvioni e dell’instabilità dei percorsi fluviali.
Nel Neolitico la
Sui pendii
Attorno al 3.500
Una zona alpina
A partire
anni fa gruppi di cacciatori provenienti dalla Valpadana si erano spinti in
profondità nelle valli alpine, approfittando del cambiamento climatico che
aveva visto un graduale ritiro dei ghiacciai e una folta estensione collinare
della vegetazione. La presenza di una ricca fauna, in particolare cervi,
stambecchi, camosci, ma anche di carnivori pericolosi come gli orsi, aveva
attratto i primi sapiens che preferivano fermarsi nelle zone di caccia solo per
i periodi estivi così da poter raccogliere grandi riserve di carne essiccata e
pelli da portare ai propri villaggi prima dell’arrivo delle stagioni fredde. La
loro presenza è stata documentata dai rinvenimenti di punte di selce, oggetti
lavorati in osso e ciottoli dipinti in ocra come i reperti rinvenuti nel Riparo
Dalmeri, in Valsugana e risalenti a 13.000 anni fa, possono testimoniare. La
caccia ad alta quota rendeva più facile la cattura delle prede in quanto i
sapiens potevano sfruttare a proprio vantaggio anche la morfologia del terreno;
nei punti più esposti delle montagne questi primi cacciatori, armati di arco e
lance, spingevano le prede verso i precipizi, causandone la caduta verso il
fondovalle dove altri cacciatori rimanevano in attesa e provvedevano a
raccogliere e selezionare le carcasse degli animali precipitati. Il passaggio
continuo e frequente di gruppi di cacciatori portò col passare dei millenni
alla creazione di una fitta serie di sentieri in grado di collegare i pendii di
mezzacosta con le quote più elevate in modo sempre più sicuro e agevole. Il
fondovalle veniva evitato a causa della presenza di vaste paludi, di zone
soggette ad alluvioni e dell’instabilità dei percorsi fluviali.
Nel Neolitico la
presenza dell’uomo divenne sempre più stanziale e con l’introduzione
dell’agricoltura e in seguito dell’allevamento.
Sui pendii
soleggiati si diffusero villaggi, mentre a quote elevate si costruirono ripari
e sistemi di segnalazione come gli “Omini di pietra” utili per l’orientamento.
Talvolta si trovano anche delle stele, pietre di grandi dimensioni lavorate e
alzate sul terreno in senso verticale, forse a indicazione di un luogo di
culto, come quella ritrovata nel 2006 in Val Finale dal ricercatore Asilio
Priuli a 2.000 metri di quota: si tratta di un masso alto circa 2,60 m.
caratterizzato da coppelle stondate, come a richiamare i raggi solari.
Attorno al 3.500
a.C. anche i sentieri di alta quota, che scavalcavano lo spartiacque alpino e
permettevano lo scambio di merci tra il nord e il sud Europa, erano facilmente
percorribili in quanto il clima era caratterizzato da alte temperature che
avevano limitato la formazione di ghiacciai o la presenza di neve nei mesi
estivi.
Una zona alpina
molto frequentata dai cacciatori era quella dei laghi di Sopranes, a 2.600
metri di altezza, nell’attuale Parco Tessa a nord di Merano. Qui è certa la
presenza di un insediamento umano risalente all’Età del Rame, suffragata dalla
presenza di un’ampia zona disseminata da pietre con centinaia di coppelle
scolpite in profondità, talvolta collegate fra loro da piccole canalette. Una
di queste lastre presenta dei simboli astrali, che lo studioso Roland Grüber
identifica come la mappa astrale più antica al mondo.
A partire
dall’Età del Rame, tra il IV e il III millennio a.C. lo scambio commerciale tra
il nord e il sud Europa si intensificò e la tipologia dei beni barattati si
estese allo smercio di manufatti in rame, agli oggetti in ceramica e
all’importazione del sale, che si trovava nella zona di Hallstatt, in Austria.
Nella successiva Età del Bronzo si diede avvio ad un crescente scambio
di armi, coinvolgendo due civiltà piuttosto distanti fra loro: i Celti e gli
Etruschi. Questi ultimi si insinuarono nelle valli alpine partendo dal lago di
Garda, risalendo lungo la Val di Non fino alla Val d’Ultimo, una laterale della
Val d’Adige. Da qui questa importante via di collegamento raggiungeva la Val
Venosta, scavalcando monte San Vigilio. Si può supporre che a questo punto la
via prendesse due direzioni: una verso il passo di Resia e il lago di Costanza
e l’altra verso la Val Senales e la Ötztal per raggiungere le zone estrattive
di minerali e le miniere di sale (cfr. immagine a destra). Naturalmente lo
scambio commerciale avveniva entrambi i sensi e nel corso di tutto l’anno.

Se oggi conosciamo meglio gli
indumenti e gli attrezzi usati anticamente negli spostamenti umani, lo dobbiamo
agli oggetti ritrovati attorno al corpo di Ötzi. Fra essi, oltre ad un paio di
scarpe ancora indossate, è stata rinvenuta una gerla (non completa) in legno e
in pelle, simile a quelle usate fino a qualche decennio fa dagli abitanti dei
masi di montagna per il trasporto a spalla di merci lungo ripidi sentieri.
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