Guida di Merano: il marmo di Lasa

Il marmo di Lasa
di Silvano Neri

In mineralogia è semplicemente definito: Calcare cristallino.

Con il nome marmo di Lasa può essere inteso, in senso generico, il marmo estratto dai monti costituenti la sponda sud della Val Venosta, tra i paesi di Tel e Lasa, nelle numerose cave esistenti, a quote diverse, lungo un tratto di circa 30 km.
lasa1La maggior parte di queste cave sono rimaste in attività solo per brevi periodi, poi sono state abbandonate per qualche motivo che le rendeva antieconomiche; alcune, pur essendo ancora in attività, danno un marmo qualitativamente scarso e pertanto adatto soltanto alla produzione di materiali secondari o di poco valore, come calce e graniglia.

In senso più stretto s’intende invece con il nome sopra indicato esclusivamente il materiale estratto dai giacimenti situati all’imbocco della Val di Lasa e nei pressi della malga di Covelano, rispettivamente in territorio dei comuni di Lasa e Silandro. È sul marmo proveniente dal giacimento in Val di Lasa e più precisamente dalla cava denominata “Acqua bianca” (per una cascata d’acqua biancastra in quella zona), che si è basata l’attività artigianale da secoli fiorente a Lasa e quella di tipo industriale sviluppatasi, sempre a Lasa, a partire dal 1929.

Verso la fine degli anni ’50, la “Cava di Covelano”, già aperta circa un secolo prima e rimasta a lungo inutilizzata, è stata ceduta in affitto, con contratti a lungo termine, dal Comune di Silandro alla principale azienda marmifera di Lasa, che ha iniziato a sfruttarla intensamente, dopo aver costruito una strada camionabile che permettesse il trasporto dei blocchi di marmo da essa estratti, fino alla cava dell’acqua bianca, da dove potessero proseguire, assieme alla produzione di quest’ultima, attraverso i preesistenti complessi impianti, fino a Lasa, per esservi lavorati o commercializzati.

Lasa è l’unico paese della Val Venosta in cui, oltre a una grossa azienda a livello industriale, esistono aziende artigianali per la lavorazione e l’utilizzo del marmo nel campo edilizio e artistico. Da tutto ciò appare evidente il perché del nome con il quale il marmo proveniente dalla Val Venosta è ovunque conosciuto.

Le sue caratteristiche fisico-chimiche sono:
– Carbonato di calcio (Ca CO3) al 96,4198,% (secondo i tipi)
– Resistenza alla compressione circa 1160 kg/cmq
– Resistenza alla flessione 185 kg/cmq
– Coefficiente assorbimento acqua 0,0015
– Peso specifico 2,7 kg/lt
Questo marmo era certamente già noto ai Romani; è infatti chiaramente in marmo di Lasa la pietra miliare romana ritrovata nel 1849 tra i paesi di Oris e Lasa, trasformata, purtroppo, in pietra sepolcrale.

L’impiego del marmo di Lasa per costruzioni è documentato soltanto a partire dal XV secolo, utilizzato per realizzare portali, colonne, sculture orna mentali diverse, specialmente nell’ambito di edifici di carattere religioso.

Fin dopo la metà del XIX secolo però, non si può parlare di attività estrattiva nei giacimenti marmiferi della Val Venosta; infatti, specialmente nella prima parte della stretta valle laterale, chiamata Val di Lasa, lungo il versante nord del massiccio roccioso detto “Croda di Jenn” (Jennwand), dove il cristallino calcare affiora in maniera più evidente, era facile rinvenire, in superficie o semicoperti, blocchi di marmo di dimensioni anche notevoli (chiamati trovanti), che bastava trasportare a valle, per poterli lavorare o vendere.

Solo dopo il 1850 iniziarono veri e propri lavori di scavo e sbancamento, prima a cielo aperto, poi in galleria.

Contrariamente a quanto avviene ed è sempre avvenuto per il più famoso marmo di Carrara, quello di Lasa viene estratto, appunto, da cave in galleria. Il clima rigido e la neve dei 1600/2300 m di quota delle cave delI’Acqua bianca e della Malga di Covelano, avrebbero infatti costretto a sospendere il lavoro durante i mesi delI’inverno, se l’estrazione del marmo fosse avvenuta all’aperto.

Lo sfruttamento delle cave in galleria è quindi dovuto, principalmente, al fattore climatico. Ciò causa una notevole riduzione delle possibilità di utilizzo dei giacimenti (molti me di marmo restano, infatti, a sostegno degli scisti, gli strati superficiali del fianco della montagna), ma evita, fortunatamente, che il paesaggio venga irreparabilmente deturpato, come purtroppo è avvenuto per il marmo di Carrara, nelle Alpi Apuane.

Lasa e l’ambiente naturale che lo circonda non sono assolutamente danneggiati dalla presenza dell’intensa attività industriale e artigianale legata al marmo; anzi, le cave, gli impianti per il trasporto a valle del materiale, il capiente deposito-blocchi, i laboratori, ne caratterizzano quasi piacevolmente il paesaggio.

Ma quali sono le differenze tra questo marmo e quello di Carrara? Anzitutto il nostro possiede una maggiore durezza (circa il 20% in più). È più rilucente, brillante, più vivo. Grazie al proprio basso coefficiente di assorbimento (0,0015), resiste meglio alle intemperie. Mantiene più a lungo il proprio “bianco”, permettendo così, alle sculture con esso eseguite, di mantenersi quasi inalterate nel tempo.

Forse furono proprio queste differenze, unite a una certa convenienza economica, a giocare un ruolo determinante, agli inizi degli anni ’50, quando il Governo degli U.S.A. preferì il marmo di Lasa a quello di Carrara, per realizzare le 86.000 croci e stelle di Davide, necessarie a ricordare, nei cimiteri di guerra dislocati anche nelle più lontane parti del mondo, i caduti americani (cristiani ed ebrei) della II guerra mondiale.

Così, per diversi anni, i laboratori della Società Lasa Marmo, allora proprietà dell’Ente Nazionale Tre Venezie, divennero una specie di catena di montaggio dalla quale uscivano, ogni giorno, decine di bianchissime croci e stelle di Davide, pronte per essere spedite in Toscana, nel Lazio, in Sicilia, in Normandia, nelle Filippine, ove si possono ancora oggi ammirare, allineate e coperte, alla stregua di battaglioni in parata su sterminati prati verdi.

Innumerevoli blocchi di marmo del tipo più bianco e privi d’imperfezioni venivano segati in lastroni dello spessore dovuto e questi fresati, sagomati nelle forme previste; su di essi venivano poi incisi i dati anagrafici dei caduti e ogni pezzo era infine lucidato a mano, divenendo così proto per l’imballaggio e la spedizione.

Prima di queste ultime fasi era previsto però il controllo: alcuni ufficiali americani erano infatti addetti a verificare ogni singolo “pezzo” ultimato; e quelli sui quali venivano riscontrate imperfezioni riguardanti la forma, le incisioni, ma soprattutto il colore del marmo, erano inesorabilmente scartati.

Chiunque si rechi a Lasa, può vedere un lunghissimo tratto del muro di cinta dell’azienda marmifera “Lasa Marmo”, costruito con spessi listoni di marmo bianchissimo: sono gli spezzoni delle croci scartate dagli “ispettori” americani. Con lo stesso materiale è stata inoltre costruita l’intera piazza principale del paese e i marciapiedi del centro.

Il periodo cosiddetto “delle croci” fu un periodo particolarmente intenso nella storia dell’azienda sopra citata, ma forse il meno interessante dal punto di vista del tipo di produzione, che era sempre stata orientata verso forniture meno monotone e di un certo contenuto artistico: sculture, monumenti, rivestimenti interni ed esterni di palazzi e uffici pubblici, pavimenti, scale, piscine, fontane; il tutto, utilizzando i molteplici tipi di materiale nei quali il marmo di Lasa si distingue: dallo statuario (assolutamente bianco), all’arabescato (con fantastiche venature ondulate di colore dal blu al grigio) e diverse altre varietà intermedie contenenti striature di vari colori, dal bruno al rossicio, dal verdognolo al giallo-rosa.

Anche i prezzi dei rispettivi tipi si differenziano notevolmente tra loro e possono andare da 2 a oltre 10 milioni al mc, in blocchi greggi.

Il numero degli occupati presso la “Lasa Marmo” oscillò, dal 1930 al 1960 (escluso un periodo durante la seconda guerra mondiale) tra 300 e 600. Dal 1962 l’azienda, ceduta dalI’Ente Nazionale Tre Venezie, è divenuta a conduzione individuale e attualmente dà lavoro a circa 50 persone.

Negli ultimi anni essa si è notevolmente modernizzata attraverso l’impiego di nuovi macchinari e la costruzione di un grande laboratorio che consente agli operai di svolgere la loro attività in condizioni più favorevoli; e le richieste del durissimo calcare cristallino di Lasa provengono ormai da ogni parte del mondo. Una scuola del tipo di quella che già nel periodo 1879/1911 insegnava come lavorare il marmo ha ripreso ad operare a Lasa dall’anno scolastico 1982/83: la “Scuola d’arte per la lavorazione del marmo”. È una scuola a tempo pieno con corsi triennali per giovani di ambo i sessi, italiani e stranieri, che avvia all’attività artigianale e può lanciare verso quella di scultore.

Da Lasa non si diffonde, quindi, soltanto marmo greggio o lavorato, ma anche insegnamento ai giovani sulla “particolare arte” per modellare al meglio “una particolare roccia”.

IL MIRACOLO DI LASA
lasa2Le grandi cave di marmo bianco unico vero cristallino.
Quella che per gli antichi fu la strada del sale, nasce nella notte dei tempi in un incrocio naturale delle Alpi fra i grandi passi dello Stelvio. di Resia e della Val Monastero. Giganti alpini la dominano e le danno l’austera bellezza che parla al cuore; il gruppo delI’Ortles, il Gran Zebrù, il Cevedale, la Cima Venezia c la punta di Lasa sono la corona regale della Valla che prende il nome di Venosta dalla antica radice dei Venetus. Il miracolo di Lasa incomincia proprio qui. Entro grandi Cave attraverso gallerie sotterranee che rappresentano il più grandioso esempio di impianto mondiale, viene estratto dalle viscere del monte, da imponenti giacimenti, puro e prezioso marmo bianco, unico vero cristallino. La conoscenza di questi grandiosi giacimenti è antichissima, ma solo da oltre mezzo secolo vi si sono compiuti impianti industria li per la coltivazione razionale delle cave, mantenendovi sempre un aggiornamento di avanguardia tanto che oggi si può affermare, senza tema di smentite, che questo complesso rappresenta un esempio unico nel campo dell’estrazione marmifera. La fantasia umana non riesce a concepire un così splendido arcobaleno di tinte. Il magico incanto ha imprigionato i raggi del sole, l’opale delle nuvole, lo splendore dei pascoli e dei meli fioriti a maggio, il cristallino candore dei ghiacciai, e ne ha fatto un luminoso giardino pietrificato. Da questo giardino gli uomini di oggi hanno creato cave imponentissime, il Gruppo delle Cave di Lasa e di Covelano della Lasa Marmo. La natura copre di nevi eterne lo stupendo anfiteatro quasi ad occultare tale ricchezza e donarla in premio solo agli audaci uomini di Lasa che hanno creato il miracolo.